domenica 19 ottobre 2008

Intra, l'amore-odio e la ricerca dell'infinito

Due dei possibili inviati di Jazzmarried ieri sera erano in incognito alla Salumeria della Musica a Milano.
Alto ed evidentemente musicista lui, piccola e come sempre curiosa io. Arriviamo con largo anticipo, per cui c'è tempo di prendere un calice di rosso per scaldarsi (la notte si è fatta ventosa e fredda) e curiosare qua e là per vedere se gli amici di Massimo della Salumeria faranno capolino... La serata è dedicata a Duets di Enrico Intra e Maurizio Franco presenterà il suo "studio" sul maestro, IntraMoods.
Intra sarà accompagnato, in questa performance, da Lucio Terzano al contrabbasso e Tony Arco alla batteria. Il locale si riempie, le voci si alzano sulla musica di sottofondo. Dal tavolo, postazione temporanea, laterale rispetto al palco, si alzano infine i tre artisti e salgono sul palco. Applausi.
Mentre i due validissimi accompagnatori prendono posto ai loro strumenti, Enrico Intra chiude il sorriso di ringraziamento per acquisire un'espressione seria e concentrata e volge al suo pianoforte uno sguardo poco rassicurante. Poi comincia a farci dono della sua arte , iniziando a picchiare sui tasti con rabbia, con forza, con decisione, passione. Quasi non capisco. Guardo Terzano, che abbraccia con trepidazione il suo upright e lo fa vibrare nel modo giusto, quindi Tony Arco, che gioca con spazzole, bacchette e lancia un parlato di godimento sull'insieme che si va via via intrecciando....e ritorno al maestro, al protagonista....lui ha ancora lo sguardo severo, spinge ad ogni brano le sue possibilità e quelle del suo strumento sempre un passo più in là, crea armonie e sensazioni sempre nuove e non pare soddisfatto (almeno questo è quello che leggo dal broncio che ci presenta). A volte lascia dialogare la sezione ritmica e sorride, gli piace, è chiaro, poi torna a picchiare le corde del piano senza l'uso dei tasti, direttamente coi martelletti, con le dita...è l'apoteosi, ma lui ancora sta cercando, sperimenta.. sempre, continuamente: una danza infinita di note e accordi e voicing (del resto è free jazz quello che ascoltiamo oggi), un rincorrersi in percorsi più o meno precisi o decisi (ma anche non) in anticipo.
Credo che più o meno a questo punto il simbolo che in matematica rappresenta l’infinito, quella specie di otto appoggiato sul fianco (eccolo ∞) abbia iniziato a danzare intorno alle note di Enrico. E in questo preciso istante ho compreso il suo anelare all’infinito e alla perfezione, amore e odio, verso la sua compagna di vita:la musica. Prova continuamente a perfezionare ciò che è già perfetto.
Fine del primo set, ancora applausi, scroscianti.
C’è tempo per una sigaretta prima del secondo set. Facciamo per uscire fuori e alle nostre spalle troviamo Tony Arco... potevamo non approfittare per un veloce saluto? Fuori dalla porta, invece, Lucio Terzano ci stringe la mano e ci introduce a Pepe (Ragonese). Che bella la sensazione di sfiorare le mani che sanno generare l’arte! Non riuscirò invece ad avvicinare Intra, troppa gente intorno.. sarà per la prossima.
Rientriamo e godiamo del secondo set, tra i solo di Lucio (notevole quello del brano dedicato a Joe Zawinul) passando attraverso le acrobazie ritmiche di Tony per sognare durante i solo di Enrico. Cito qui un medley emozionante nel quale riconosco Autumn Leaves e Over the rainbow, riarrangiate in maniera assolutamente originale. Anche lui ne è visibilmente soddisfatto, come di tutto il resto, direi. I minuti sembrano volare via troppo in fretta, è quasi mezzanotte e gli artisti ci salutano, portando con loro il ricordo della nostra ovazione. Noi portiamo con noi ancora una volta la magia del jazz.